VALPIANA. - Al Ministro
della salute. - Per sapere - premesso che:
il giorno 9 febbraio 2004 tutti i 42 sindacati del settore sanitario hanno indetto
e attuato uno sciopero nazionale di 24 ore che ha visto una mobilitazione senza
precedenti, con oltre l'80 per cento di adesione del personale (130 mila medici,
più di 25 mila specializzandi), a difesa non solo della giusta rivendicazione
del rinnovo del contratto nazionale scaduto da due anni, ma anche del diritto
alla salute e del servizio sanitario nazionale;
si tratta di un segnale inequivocabile della sfiducia di tutto il mondo sanitario
verso le politiche del Governo, che stanno portando al declino del servizio
sanitario nazionale attraverso processi di privatizzazione -:
come intenda concretamente rispondere alle richieste della piattaforma su cui
è stato indetto lo sciopero dei medici e, in particolare, cosa intenda
fare per ovviare al cronico sottofinanziamento del fondo sanitario nazionale
e contro il progetto, secondo l'interrogante, distruttivo della sanità,
che prevede la frantumazione in 21 servizi sanitari regionali diversi, mettendo
in discussione il diritto alla salute garantito a ogni cittadino. (3-03044)
(10 febbraio 2004)
(Posizione del Governo
in ordine alle richieste per cui è stato indetto il recente sciopero
dei medici - 3-03044)
PRESIDENTE. L'onorevole Valpiana ha facoltà di illustrare la sua interrogazione
n. 3-03044 (vedi sopra).
TIZIANA VALPIANA.
Signor ministro, come lei e tutti i cittadini italiani sanno, per essersene
accorti, lunedì scorso abbiamo assistito ad un evento senza precedenti:
è stato effettuato uno sciopero, indetto da 42 sigle sindacali del settore
sanitario, per rivendicare - giustamente - il rinnovo del contratto nazionale,
scaduto ormai da due anni ed anche per sottolineare con forza la preoccupazione
di tutti i lavoratori della sanità per il futuro, nel nostro paese, del
servizio sanitario pubblico ed indivisibile sul territorio.
Siamo molto preoccupati per la sottostima del Fondo sanitario nazionale ed anche
per ciò che sta avvenendo con riferimento al processo di devoluzione,
che ci condurrà ad avere 21 sistemi sanitari regionali.
Vorremmo sapere cosa intenda fare il ministro, il quale si è dichiarato
d'accordo sulle motivazioni dello sciopero, per rispondere alle richieste avanzate.
PRESIDENTE. La ringrazio,
onorevole Valpiana.
Il ministro della salute, professor Sirchia, ha facoltà di rispondere.
GIROLAMO SIRCHIA,
Ministro della salute. Lo sciopero dei medici del 9 febbraio 2004 fa leva su
alcuni motivi condivisibili, inclusa la necessità di procedere rapidamente
ad onorare il contratto di lavoro scaduto da tempo, e su altri, di carattere
più strettamente politico, che richiedono un chiarimento.
Innanzitutto, non è vero che il Servizio sanitario nazionale abbia visto
un taglio al Fondo sanitario, giacché tale Fondo, nel 2000 ammontante
a circa 132 mila miliardi di vecchie lire, è stato progressivamente incrementato
di anno in anno, cosicché, globalmente, sono state inserite risorse aggiuntive
per circa 65 mila miliardi nel quadriennio. Questo finanziamento aggiuntivo,
che è stato concordato con le regioni l'8 agosto 2001, rappresenta una
consistente sorgente di risorse a copertura dei maggiori costi della vita intervenuti
a far crescere anche i costi della sanità.
Non vi è, quindi, alcun motivo di parlare di declino del Servizio sanitario
nazionale e, tanto meno, di processi di privatizzazione che non sono mai stati
messi in atto e che rappresentano soltanto un ritornello propagandistico privo
di contenuti.
In secondo luogo, il federalismo è stato voluto dal popolo italiano con
un referendum, che ha portato, durante il precedente Governo, ad una modifica
costituzionale che ha attribuito in capo alle regioni la responsabilità
dell'organizzazione e della gestione sanitaria. Ben sappiamo, peraltro, che
alcune regioni sono più forti e che altre sono meno forti e meno capaci
di governare il sistema sanitario, in ragione anche di carenze storiche che
non sono certamente nuove e che si cerca di affrontare da tempo con provvedimenti
che, finora, non hanno dato sufficienti risultati.
Il Governo si propone di sostenere queste regioni aiutandole a migliorare il
governo della sanità attraverso un piano strategico, condiviso con le
regioni medesime, che dia attuazione pratica agli obiettivi prioritari del piano
sanitario nazionale, al quale sono stati vincolati consistenti fondi specifici
per attuare, su queste priorità, azioni migliorative.
Ai medici ho chiesto di partecipare alla costruzione di questa realizzazione
strategica, perché è impensabile che una sanità migliore
possa realizzarsi escludendo i medici dalla costruzione del sistema.
In terzo luogo, il punto certamente più rilevante alla base del disagio
dei medici credo sia la loro progressiva emarginazione dalle decisioni del mondo
della sanità che, oggi, a causa di una anomala concezione aziendalistica
dell'ospedale e delle ASL, è interamente nelle mani del potere amministrativo.
Infatti, tutte le decisioni che avvengono all'interno dell'ospedale e delle
ASL sono determinate dal potere amministrativo che, non solo decide dell'acquisto
di beni e servizi, ma anche di quali medici debbano essere assunti e di quali
prestazioni sanitarie debbano essere erogate.
È questo il punto fondamentale che va affrontato, per evitare che l'economicismo
possa compromettere la qualità del servizio.
Su questo punto, il Governo è impegnato a recuperare il ruolo centrale
dei medici nella sanità, sia con un percorso condiviso da inserire nel
rinnovo della convenzione con i medici territoriali sia con un disegno di legge
che preveda di riportare il governo clinico ospedaliero in capo ai medici, pur
nel rispetto delle logiche economiche e di bilancio dell'ospedale.
PRESIDENTE. L'onorevole Valpiana ha facoltà di replicare.
TIZIANA VALPIANA.
La ringrazio, signor ministro. Ascolto con piacere un ministro che sostiene
che si vuole superare la visione aziendalistica che ha guidato, in questi ultimi
decenni, la sanità. Noi, infatti, abbiamo sempre sostenuto che la salute
non è una merce e che non si possono utilizzare criteri di tipo economicistico,
quando si parla di beni e servizi a favore della salute dei cittadini.
Credo di non poter essere d'accordo, invece, quando il ministro afferma che
non sono stati fatti tagli al bilancio della sanità. È vero: non
sono stati fatti tagli specificatamente, ma sappiamo tutti quanto il fondo sanitario
sia cronicamente sottostimato nel nostro paese e quanto tutti i presidenti delle
regioni, anche di quelle di centrodestra, si siano lamentati dell'impossibilità
di sostenere tutti i servizi con i finanziamenti previsti. Quindi, le regioni,
a partire evidentemente da quelle con maggiori difficoltà, sono costrette
a tagliare i servizi.
Nel prossimo mese sono previsti altri scioperi dei medici e i cittadini, che
di questi scioperi evidentemente sono quelli che subiscono le conseguenze, si
sono già dimostrati solidali, perché hanno ormai capito che la
partita, in questo paese, rispetto alla sanità, è molto grande.
Questa volta ne va del diritto alla salute e del futuro del Servizio sanitario
nazionale, così come, nel nostro paese, è sempre stato e come
vogliamo che continui ad essere: unico, pubblico, universalistico e solidaristico
(Applausi dei deputati del gruppo di Rifondazione comunista).