Dal nuovo libro <<MALATI DI SPRECO il paradosso della sanità italiana>> di Paolo Cornaglia Ferraris e Eugenio Picano
Capitolo 2 : LO SPRECO DEI CERVELLI - Resistenza attiva e passiva
Una lettera aperta, scritta dai medici delle scuole di specializzazione italiane nelle quali la protesta è arrivata a clamorose manifestazioni di piazza, illustra, più di ogni altra considerazione, sentimenti, emozioni e aspettative di chi s'avvede dell'insufficienza del sistema e tenta di superarla per non pagare lo stesso prezzo della generazione precedente.
In realtà è troppo difficile
dire cosa è cambiato dopo le proteste. Innanzitutto gli specializzandi
si sono conosciuti, parlati, confrontati, sono scesi in piazza e hanno visto
che erano davvero tanti. Le lettere piene di emozione che sono corse da una
mailing list all'altra non esprimevano altro che l'incredula sorpresa di vedersi
tantissimi. La sorpresa, per una volta, ha dileguato la paura di raccontare
serenamente come sono andate le cose e soprattutto come continuano ad andare.
Molti specializzandi partecipavano per la prima volta a una manifestazione di
piazza, eppure hanno impugnato trombe da stadio e fischietti come se fossero
veterani. Sfidando chi mormorava che <<per un medico non è dignitoso
fischiare e strombettare, magari in camice>>, perché non sanno
quanta dignità può esserci nella rabbia di chi vede e subisce
ingiustizie ogni giorno, per sé e per i malati. Oppure si sono essi dietro
un banchetto a misurare la pressione e a parlare con la gente, per spiegare
quello che le Tv e i giornali non hanno voluto raccontare.
E' vero che il prezzo di una partecipazione così ampia è stato
abbastanza alto: ricatti, minacce di bocciature, esami fatti con il foglio delle
presenze riferite a quei giorni, improbabili contrattazioni. Un noto professore
di ematologia ha accettato di lasciar andare i "suoi" specializzandi
alla manifestazione nazionale dietro la promessa di ricevere un'adeguata pubblicità
della sua associazione presso i banchetti informativi che gli specializzandi
avevano allestito in quei giorni. Poi ci sono state le accuse da parte dei medici
strutturati di aver abbandonato i pazienti del reparto e di essere mancati al
proprio dovere di medici per chiedere quelle cose <<che noi non abbiamo
mai avuto , perché prima la specializzazione non era neanche pagata!>>
E' verosimile che tali critiche siano state dettate dalla fatica dovuta alla
perdita di abitudine, di dover gestire l'intero reparto con il solo ausilio
degli studenti, e non dalla ragione che è sinonimo di progresso. Molti
specializzandi hanno ceduto al ricatto più subdolo, al senso di colpa
per aver abbandonato i malati (perché i malati senza specializzandi devono
essere "abbandonati"?) e sono rientrati. Ma riflettendo, forse, avranno
compreso che il nostro vero dovere verso i malati era proprio quello di scioperare,
anche se non si può dire questa parola, perché un medico non può
scioperare (e uno specializzando ancor meno). Il nostro dovere era di scendere
in piazza e mostrare alla gente la nostra rabbia, andare in Tv e smettere di
mangiare. Per cercare di costruire una sanità migliore, degna di un paese
democratico che tutela la salute. Per negare il nostro contributo alla sanità
che inganna il cittadino e poi tace. Per chiedere ai cittadini di essere dalla
nostra parte perché quando abbiamo il camice non siamo più cittadini
ma piccoli schiavi e dobbiamo raccontarvi le nostre storie nell'anonimato. Lo
abbiamo negato il nostro silenzio-assenso, per un mese, una settimana o un giorno:
speriamo di non dimenticarlo mai, con il vostro aiuto.
Tra i tanti firmatari, Francesca, Roberto, Marilena.
Il disagio del sistema non è avvertito solo alla base, ma anche al vertice della piramide formativa e scientifica, dai notabili della ricerca medica italiana.
In una economia globale non scegliere costa, onde si deve avere il coraggio di decidere cosa si compra e cosa si vende. Può darsi che qualcuno pensi che noi possiamo comunque vendere sole, mare, montagna, moda, talk-shows, e monumenti, e con il ricavato comprare tutte le restanti cosucce di cui abbiamo bisogno: telecomunicazioni, elettronica, sanità, trasporti. Se questo indirizzo prevale, al limite potremmo chiudere laboratori di ricerca e Università, e dedicarci a migliorare la formazione dei bagnini e dei maestri di sci.
Prima di decidere di andare tutti al mare o in montagna, sarà bene ripensare alle tutele ed al controllo di qualità del nostro sistema di ricerca e di formazione. Investire senza controllare vuol dire mantenere in vita e far crescere chi ha già fallito. Controllare senza investire, significa fare ordine in un cimitero.